========= AIFAnewsletter n. 172 anno VII del 23/11/2009 ====================
Notiziario sul Deficit d’Attenzione con Iperattività, disturbi e problematiche ad esso correlati, diffuso dall’Associazione Italiana Famiglie ADHD Onlus.

In questo numero:

1.EVENTI
2.LE SEZIONI REGIONALI
3.RASSEGNA STAMPA

1. EVENTI

SALONE DELLO STUDENTE, CREMONA 26,27,28 novembre presso la Fiera
Quest’anno il Salone dello Studente (che si tiene in Fiera nei giorni 26, 27 e 28 novembre) ospiterà al proprio interno anche il delicato tema dei disturbi psichici attinenti l’apprendimento e in particolare due iniziative dell’Aifa Onlus . In occasione del Salone dello Studente e in collaborazione con il Servizio Territoriale NPI, Aifa ha organizzato due sessioni di “workshop” sui seguenti argomenti: “Il disturbo specifico dell’attenzione (ADHD) e la scuola” e “ADHD e autoregolamentazione cognitiva”, per introdurre alcuni aspetti del disturbo a genitori, insegnanti e operatori e per creare la base per futuri approfondimenti:
GIOVEDI 26 NOVEMBRE:
Ore 14.30: convegno internazionale nuove strategie per l’orientamento (sala Stradivari)
Ore 14.30: l’apprendimento degli allievi con DSA (sala Monteverdi)
Ore 15.30: il disturbo specifico dell’attenzione e la scuola (sala Zelioli)
Ore 15.00: attenti al lupo le insidie della rete e come aiutare i ragazzi a evitarle (sala Guarneri)
VENERDI 27 NOVEMBRE
Ore 14.30: le relazioni moleste (sala Zelioli)
Ore 15: il trading in borsa buoni e cattivi affari in tempi di boom e di crisi finanziaria
Ore 15.30: Adhd e autoregolamentazione cognitiva (sala Monteverdi)
Ore 16: piccoli bulli crescono (sala Zelioli)

JOB&ORIENTA , VERONA 26,27,28 novembre presso la Fiera di Verona
XIX Mostra Convegno Nazionale “L’orientamento oltre la crisi. Con i giovani per cambiare il futuro”
l’AIFA Onlus sarà presente con uno stand informativo nell’area espositiva, “Sociale Job”.che presenterà progetti educativi e percorsi formativi su volontariato, solidarietà e sostenibilità ambientale, sociale ed economica da associazioni, cooperative, istituzioni.
Gli ospiti dell’AIFA saranno accolti dalla dott.ssa Marialuisa Smacchia, nostra referente di Verona, che è anche presidente dell’Associazione ABCD Onlus (Associazione per l’Aiuto ai Bambini con Disturbi di Apprendimento e alle loro famiglie – www.abcdonlus.it )

2° Convegno regionale Umbria AIFA onlus – TERNI 29/11/2009
ADHD: clinica, scuola, famiglia, una sfida da vincere insieme
“ADHD E COMORBILITA’ Un convegno sul “Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattivita”
SALA BLU PALAZZO GAZZOLI – via del Teatro Romano, 13
Programma
ore 14,40 Registrazione partecipanti.
ore 15,00 Saluto delle Autorità.
Introduzione al Convegno – P. De Luca (Referente AIFA onlus Umbria)
ore 15,15 La complessità della diagnosi dell’ADHD
GMazzotta (Dir. struttura complessa di Neuropsichiatria Infantile ASL 4 Terni)
ore 15,40 “Quando gli aeroplanini sono arancioni..”- Proiezione video AIFA onlus sull’ADHD
ore 15,50 Le terapie cognitivo/comportamentali in soggetti affetti da ADHD
M. Margheriti (Psicologo, Psicoterapeuta; Presidente Ass. AIDAI Umbria)
ore 16,15 L’ADHD: Nemico “fedele” della stabilità familiare.
E. Menotti (Psicologa, Psicoterapeuta; Presidente Ass. AIDAI Lazio)
ore 16,40 Il cammino di un’insegnante di sostegno con alunno affetto da ADHD
A. Rotondi (Insegnante scuola secondaria di 1° grado “Da Vinci – Nucula”)
ore 16,55 BREAK
ore 17,10 Quale futuro per gli alunni con disabilità e di quelli non diagnosticati alla luce della riforma Gelmini?
S. Nocera (Avvocato e Vicepresidente. Naz. FISH.)
ore 17,45 I percorsi scuola-lavoro e la loro personalizzazione; troppo spesso senza un futuro lavorativo
G. Metastasio (Dirigente Scolastico degli Istituti “Alessandro Casagrande” e Federico Cesi” Terni)
ore 18,05 Dalle parole ad un progetto per l’Umbria: L’apprendimento Cooperativo (i come ed i perché)
F. Listanti (Psicopedagogista; Libero Professionista e M. Macchiarulo (Psicologa, Psicoterapeuta; Libero Professionista)
ore 18,40 Sessione di domande e risposte. –
Modera C. Riccardi (Dirigente Scolastico Istituto Comprensivo “A. De Filis” Terni)
ore 19,20 Conclusioni.
P. Stacconi (Presidente Nazionale AIFA onlus)

1° Congresso internazionale in lingua francese sull’ADHD, Bordeaux 24-25 giugno 2010
http://tdah.comm-sante.com

CORSI DI PARENT TRAINING PRESSO L’OSPEDALE MAGGIORE POLICLINICO DI MILANO
Un buona notizie per i genitori di bambini con ADHD di Milano e dintorni: a gennaio partirà il primo corso di Parent Training presso la UONPIA del Policlinico di Milano. Per maggiori dettagli chiedere a referente.lombardia[at]aifa.it

2.LE SEZIONI REGIONALI – AIFA ONLUS LOMBARDIA
Vista l’importanza che ha assunto la nostra associazione come testimone a livello nazionale del disturbo ADHD e della ricerca incessante di tutte le strategie possibili per migliorare le condizioni di vita dei soggetti ADHD e delle loro famiglie, l’A.I.F.A. Onlus Nazionale ha dato luogo a nuove emanazioni della nostra associazione che possano meglio attivarsi con interventi territoriali: le A.I.F.A. Regionali con principi e norme statutarie identiche all’A.I.F.A. Nazionale.
La regione che fa da apripista è la Lombardia e così in data 24 ottobre è nata l’A.I.F.A. Onlus LOMBARDIA.
Questo ci consentirà di essere vicini ai soggetti deboli e le loro famiglie mediante progetti territoriali mediante attività di sostegno e/o formazione, pur nella propria specificità, .
Stiamo lavorando affinché da altre regioni possa arrivare questa bella notizia.

3.RASSEGNA STAMPA

ARTICOLI SI:
Intervista Incontro con Maria Giulia Torrioli
Neuropsichiatria infantile Equilibrio tra genetica e ambiente
Un tempo, in questa disciplina, si tendeva a separare nettamente la parte strettamente neurologica o biologica dall’approccio psicologico. Oggi è estremamente miope pensarli come due   campi scindibili: ogni bambino è quello che è per l’insieme della sua parte di temperamento, genetica, e per l’ambiente in cui si è sviluppato
Valeria Confalonieri
Una vita professionale in cui, fin dall’inizio, i collegamenti tra neurologia e psichiatria ne hanno caratterizzato il percorso. Una attenzione al bambino nella sua globalità, guardando gli aspetti genetici senza dimenticar quelli psicologici, dando un peso al versante biologico af ancandolo a quello ambientale. Maria Giulia Torrioli, professore associato di Neuropsichiatria infantile presso l’Università Cattolica di Roma, dove lavora n da dopo la laurea lì conseguita, racconta come n dall’inizio abbia portato con sé entrambi questi elementi nel seguire i bambini, nell’arco di una carriera che l’ha portata a ricerche su condizioni quali l’autismo e il Disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD, Attention Deficit Hyperactivity Disorder ), che anno dopo anno i ricercatori e i clinici cercano di comprendere sempre più per curare e seguire meglio. Una vita professionale nel campo della neuropsichiatria infantile fi n dai primi anni della sua carriera. Cosa è cambiato in questi anni in questo ramo della medicina dell’infanzia? La mia prima specializzazione è stata in neurologia, cui ha fatto seguito la seconda specializzazione in neuropsichiatria infantile e, contemporaneamente, il training come psicanalista infantile. Si può dire quindi che, n dall’inizio, ho oscillato fra il campo neurologico e quello psichiatrico. Un aspetto in particolare è cambiato nel corso degli anni, importante da sottolineare. Prima si tendeva a scindere nettamente la parte strettamente neurologica o biologica dall’approccio psicologico. Oggi credo sia estremamente miope pensarli come due campi scindibili: ognuno di noi è quello che è per l’insieme della sua parte di temperamento, genetica, e per l’ambiente in cui si è sviluppato. Anche da un punto di vista neurologico, oggi sappiamo che c’è una plasticità neuronale che dura anche tutta la vita e non solo nell’epoca infantile, anche se nei bambini è molto più importante. Questo forse è il cambiamento maggiore avvenuto negli anni. Certo, c’è ancora purtroppo l’idea che se un bambino ha un problema genetico, non può esserci un approccio per esempio psicoterapico, cosa assurda; come anche è assurdo pensare di poter cambiare l’assetto genetico con una psicoterapia. Detto questo, possiamo però modificare in modo importante quelle che sono le conseguenze di un determinato patrimonio genetico, e questo è un punto fondamentale nella nostra professione oggi. Non è possibile partire da preconcetti, oggi meno che mai. L’importanza di questa visione complessiva e delle interazioni fra gli aspetti genetici a quelli ambientali si ritrova nell’attività professionale da lei svolta in questi anni? Credo che autismo e ADHD, e soprattutto quest’ultima, siano due patologie in cui è particolarmente chiaro quello di cui sto parlando. Si prenda per esempio un bambino con una iperattività, e sottolineo non un bambino vivace, perché oggi purtroppo c’è questa confusione veramente drammatica. Un bambino ipercinetico, un bambino disattento, è un bambino che, a seconda del contesto in cui vive, può avere queste caratteristiche e vivere con un disagio oppure, pur avendo sempre queste caratteristiche, non vivere con un disagio. E per fare diagnosi di ADHD si parla di un bambino con un disagio importante. Ecco quindi un tipico esempio di come l’ambiente possa influire in modo determinante. Infatti un bambino può vivere alcune caratteristiche proprie anche come un vantaggio. I bambini con ADHD sono per esempio particolarmente svegli, spesso (non sempre) particolarmente attenti a tutto quello che hanno intorno, e questo può rappresentare un elemento importante in base al lavoro che uno cerca. È quindi importante aiutare un bambino a vivere bene le sue caratteristiche, qualunque sia il mezzo che scelgo per aiutarlo. Prima cercherò di influire sull’ambiente intorno a lui, perché le sue capacità come anche i suoi difetti possano essere integrati nell’ambiente dove vive. Se questo non funziona, intervengo con una psicoterapia, che può essere di diverso indirizzo a seconda del tipo di patologia. Se anche questa non basta, intervengo con i farmaci. Quindi tre passaggi per aiutarlo, come diceva, a vivere le sue caratteristiche senza un disagio? Sì, è indispensabile.
Poi alcuni passaggi possono sovrapporsi, per esempio posso intervenire sul bambino mentre intervengo sull’ambiente. Sicuramente in Italia per l’ADHD cerchiamo, e ritengo sia giusto, di provare prima un approccio non farmacologico. Però credo che, se questo non funziona, sia assurdo, come purtroppo alcuni sostengono, negare la possibilità dell’approccio farmacologico. Penso che non debba essere il primo, perché se un bambino riesce a superare un problema aiutandolo a capire come lui è fatto e che la situazione è così non perché lui è cattivo, poi con una risposta ambientale favorente, questo può essere un vantaggio, senza dubbio. Se però questo approccio non basta, credo che il farmaco serva. Rimanendo sull’ADHD, cosa si conosce sulle basi genetiche di questa condizione? Il 40 per cento dei bambini con ADHD ha un genitore con ADHD, ma non si sa nulla di più dal punto di vista genetico. Ci sono diversi studi che dimostrano anche aspetti morfologici del cervello differenti, non nel singolo bambino con ADHD, ma confrontando un gruppo di bambini con ADHD con un gruppo senza. La diagnosi resta quindi solo clinica, però con prove di tipo biologico dell’esistenza della sindrome. È importantissimo che i pediatri sappiano di questa base biologica.
Nell’autismo la consapevolezza di una base biologica rappresenta una battaglia già vinta, e con essa l’evitare di colpevolizzare le madri. Questo è un elemento molto importante per l’autismo ma anche per l’ADHD. Se oggi forse per l’autismo è difficile che ci sia qualcuno che attacca i genitori dando loro la colpa, per l’ADHD è ancora purtroppo pane quotidiano. Bisogna dire che i pediatri questo lo sanno, ma per esempio la situazione nelle scuole è ancora drammatica. Se non si riesce a far cadere la reciproca colpevolizzazione tra scuola e famiglia non si ottiene niente, e si finisce per forza al farmaco. Questo è un altro messaggio che dovrebbe arrivare ai genitori. Solo smettendo con le reciproche accuse si può parlare di trattare i bambini non da un punto di vista farmacologico. Nell’ambito delle ricerche su questa condizione, lo scorso anno è uscito un lavoro cui ha partecipato sulla L-acetilcarnitina e bambini con X fragile e ADHD. Può spiegare meglio? In questa ricerca è stato usato un farmaco che agisce sul sintomo in bambini con sindrome da X fragile e ADHD ( Torrioli MG et al. Am J Med Genet A 2008; 146: 803-812) . I bambini con X fragile hanno nella grande maggioranza dei casi anche ADHD. D’altra parte per la cura dell’ADHD i farmaci classici attualmente in commercio anche in Italia agiscono anche nei bambini con X fragile, ma in genere c’è un’accentuazione dei disturbi collaterali. La L-acetilcernitina agisce su tutta una serie di circuiti, non è speci ca, ha un’azione abbastanza diffusa, però fra l’altro agisce anche sul comportamento iperattivo. Con uno studio in doppio cieco, multicentrico europeo da noi guidato, è stato visto che la L-acetilcarnitina in bambini con X fragile e ADHD attenuava, anche se non risolveva, i problemi soprattutto di iperattività, anche perché nei casi di X fragile è più difficile valutare l’attenzione per la presenza di un ritardo mentale. È stato visto che la L-acetilcarnitinanon agisce su tutti, non è altrettanto efficace rispetto ad altri farmaci per  l’ADHD, però agisce ed è priva di effetti collaterali. Tornando sull’autismo, prima citava questa condizione come altro esempio di interazione tra genetica e ambiente. Sul versante genetico, nel caso dell’autismo è stata ormai accertata una base genetica? Per l’autismo non c’è il minimo dubbio, anche se non è stato ancora identificato il locus genetico. Del gruppo di cui l’autismo fa parte, quello dei disturbi pervasivi dello sviluppo, è stato identificato il locus solo per la sindrome di Rett, simile per alcuni aspetti all’autismo. Per l’autismo la situazione è più complicata, perché sicuramente la sua trasmissione è multigenica e non è coinvolto un solo gene, ma tutti sono convinti di una sua base biologica. In ogni caso, arrivare a una identificazione genetica precisa può essere più o meno importante. Ho visto bambini “s orare” l’autismo, bambini che, per un periodo, hanno avuto comportamenti simili, atteggiamenti che, valutati con i test, rientrano nello spettro dell’autismo, anche se non nell’autismo strettamente inteso. Bambini che poi hanno avuto uno sviluppo normale. Questo tipo di osservazioni può dare una grande speranza: sicuramente dire ai genitori che dall’autismo si guarisce è sbagliato, però dire che con interventi precoci si può fare molto è corretto. In questa serie di osservazioni e nuove conoscenze, come si inserisce e quali prospettive apre lo studio sulle alterazioni di proteine salivari nell’autismo cui ha partecipato? Lo studio è molto recente, tanto che la seconda parte è ancora in corso. La prima parte ( Castagnola M et al. J Proteome Res 2008; 7: 53275332) ha preso in considerazione 27 soggetti con diagnosi nello spettro dell’autismo, mentre nella seconda parte la casistica supera i 50. È da chiarire subito che non siamo ancora arrivati alla possibilità di una diagnosi biologica dell’autismo, cioè a un test.
Siamo partiti dallo studio del metabolismo attraverso la saliva, che fornisce indicazioni fondamentali sul metabolismo delle proteine. Abbiamo osservato che soltanto nei bambini con autismo ad alto funzionamento, cioè quelli con un quoziente intellettivo border line o normale (sopra il 65 di quoziente intellettivo) era alterato un certo tipo di proteina. Si tratta, fra l’altro, di una proteina molto simile a quella collegata alla sindrome di Rett, e questo aspetto confermerebbe le nostre osservazioni. Nello stesso tempo, abbiamo visto che questa alterazione non era presente nei casi più gravi, dove con l’autismo vi è un ritardo mentale importante. Questi dati, in attesa di conferma dallo studio più ampio, potrebbero indicare che, con l’autismo, si è di fronte in realtà a una famiglia, in cui sono inclusi bambini con una anomalia neurologica di base, per esempio un danno da qualunque altra causa. Questi bambini sviluppano dunque l’autismo in linea secondaria: sin dalla nascita hanno una maggiore difficoltà a mandare messaggi e a riceverli, e diventa quindi molto più facile per loro arrivare a una chiusura, a una deafferentazione rispetto all’ambiente, ma per un problema neurologico generale. Nella stessa famiglia ci sono però anche bambini con uno sviluppo cognitivo normale, che sviluppano lo stesso un autismo. Questi probabilmente sono i casi più puri da un punto di vista genetico, e sono quelli che stiamo cercando di studiare. Questi due gruppi nell’autismo sono indicati d’altra parte anche dagli studi sui neuroni a specchio, quelli che servono per capire il movimento degli altri. Nel nostro cervello si attivano circuiti neuronali sia quando compiamo noi un movimento sia quando questo movimento viene effettuato da altri che stiamo guardando. È il meccanismo che permette la comprensione empatica, senza bisogno che qualcuno ci spieghi cosa sta facendo. Questo circuito neuronale è stato trovato alterato nei bambini con autismo ad alto funzionamento, ma nello stesso tempo è possibile che, sempre il circuito dei neuroni a specchio, sia alterato insieme con altri neuroni anche da distruzioni più globali, come quelle dovute a un’asfissia importante. In ogni caso, anche qui per tornare a quanto detto prima, non bisogna dimenticare anche il ruolo giocato dall’ambiente, che influisce sempre e può migliorare o peggiorare la situazione.
Chi è Maria Giulia Torrioli? Nata a Roma il 10 dicembre 1948, nel 1973 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia, nel 1977 la specializzazione in Neurologia e nel 1985 quella in Neuropsichiatria infantile. Ha frequentato e concluso il Corso biennale di osservazione e applicazione dei concetti psicanalitici all’interazione e allo sviluppo umano della Tavistock Clinic of London e il Corso quadriennale di formazione clinica per psicoterapeuti infantili dell’Associazione italiana di Psicoterapia psicanalitica Infantile (AIPPI). Dal 1976 presta servizio presso l’Istituto di Clinica delle Malattie nervose e mentali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Dal 1996, quando questa è stata istituita, è assegnata alla Cattedra di Neuropsichiatria infantile, di cui è attualmente professore associato. Fa parte di un gruppo di studio europeo sulle paralisi cerebrali (Surveillance of Cerebral Palsy in Europe, SCPE Project BMH4-CT983701), finanziato dalla Comunità Europea. Dal 2007 è coordinatrice del Corso di laurea in riabilitazione della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva a Villa d’Agri. Ha condotto e tutt’ora conduce studi sull’ADHD, sui disturbi comportamentali nelle malattie genetiche, sull’autismo. La situazione nelle scuole è ancora drammatica. Se non si riesce a far cadere la reciproca colpevolizzazione tra scuola e famiglia non si ottiene niente, e si finisce per forza al farmaco. Questo è un altro messaggio che dovrebbe arrivare ai genitori
15/10/2009 Il Pediatra Pag. 14 N.4 – SETTEMBRE 2009

Bambini iperattivi «Con i farmaci meno impulsività»
In classe, non stanno fermi un attimo, distraggono i compagni con qualsiasi scusa e non seguono le lezioni della maestra. Nello sport, fanno un po’ come vogliono e disertano gli ordini dell’allenatore. A catechismo, pensano a tutto eccetto che agli insegnamenti biblici e fanno disperare il prete. Sono bambini vivaci, ma di una vivacità che non ha niente a che fare con la loro età. Sono veloci, ma non sanno quando e come rallentare. Perché soffrono, anche se non ne sono consapevoli, di un Disturbo da deficit di attenzione e  iperattività (Adhd nell’acronimo inglese).
Un disordine dello sviluppo che inizia a manifestarsi nell’infanzia, si lega a sintomi precisi e in Sardegna, come nel resto d’Italia, colpisce in media tra l’uno e il tre per cento della popolazione. Con effetti che suscitano interesse tra le famiglie e con implicazioni che nei giorni scorsi, al Ghetto, sono state al centro di un workshop nazionale organizzato dal Centro per le terapie farmacologiche nella neuropsichiatria infantile dell’Azienda mista e dal dipartimento di Neuroscienze dell’Università.
L’ASSOCIAZIONE Un convegno che, a due anni dall’attivazione del Registro nazionale, ha permesso a più di cento neuropsichiatri, pediatri e psicologi, provenienti dalle strutture di tutta Italia, di fare il punto sull’Adhd, sulle esperienze vissute, sui problemi incontrati nell’applicazione delle linee guida nazionali ed europee. Proprio nella città, Cagliari, che ospita il secondo centro italiano per la cura del disturbo – dopo San Donà di Piave, in provincia di Venezia – con circa 300 i pazienti seguiti, di cui 120 con l’aiuto dei farmaci.
Sì, i farmaci, «perché nella lotta contro l’Adhd», spiega Alessandro Zuddas, neuropsichiatra infantile dell’Università e coordinatore del convegno, «la diagnosi precoce e la terapia comportamentale a volte non bastano. Non basta far capire a genitori e insegnanti che per un iperattivo un minuto vale dieci e la noia è dietro l’angolo. E quindi serve anche la via farmacologica per aiutare i pazienti a concentrarsi e ridurre l’impulsività».
LA VALUTAZIONE Non giova, invece, la tentazione degli adulti di sottovalutare l’iperattività, alla stregua di un disturbo da poco. Anzi, semmai «rischia di condannare chi ne è affetto», sottolinea Zuddas, «all’impossibilità di allacciare un rapporto accettabile con chiunque e, quindi, alla completa solitudine». Perché il bambino vivace può essere un leader, mentre quello affetto da Adhd, senza l’informazione e le cure necessarie, è solo un escluso. ( l. m. )
18/10/2009 Unione Sarda

CREMONA: Cosa è il disturbo da deficit di attenzione
“Il Disturbo da Deficit di Attenzione/ Iperattività-Impulsività – spiega Giacomo Piccini, Specialista in Psichiatria e Neuropsichiatria Infantile – spesso nominato per brevità e seguendo l’uso americano come “ADHD” colpisce 1-5 % dei bambini e degli adolescenti. Si tratta di un disturbo neuropsichiatrico spesso inizialmente sottovalutato e confuso con una normale (e benefica) “vivacità” del bambino piccolo; in realtà sono documentate in questi soggetti disfunzioni della corteccia cerebrale, specialmente prefrontale. A riprova del fatto che si tratti di un Disturbo clinico, e non di un problema “passeggero” del bambino, sono ormai disponibili i dati di rigorosi studi a lungo termine: bambini diagnosticati come ADHD, in età giovane- adulta hanno un tasso di ospedalizzazione per motivi psichiatrici 10 volte quello dei soggetti normali. Il nucleo neuropsicologico del Disturbo è caratterizzato dall’inefficienza dell’attenzione e dalla notevole impulsività cognitiva; pur essendo un bambino intelligente, il bambino ADHD è penalizzato dalla sua scarsa efficienza operativa. Pertanto il Disturbo ADHD spesso si complica con disturbi di apprendimento, disinvestimento sulla scuola e perdita di autostima. Al quadro ADHD spesso si associa ad un disturbo del comportamento, che ulteriormente appesantisce il funzionamento del bambino. Ad oggi sono disponibili trattamenti efficaci dell’ ADHD, tanto più efficaci quanto più il bambino è piccolo. Il trattamento psico-sociale è sempre necessario ed utile; la terapia farmacologia è di provata efficacia ma va riservata ai casi più gravi”.
23/11/2009 La Cronaca di Cremona Pag. 6

ARTICOLI DI INTERESSE VARIO
La società che non sa ascoltare
DI MARCO PRATELLESI
Un vecchio detto rabbinico suggerisce: «Se Dio ci ha dato una bocca e due orecchie, è per ricordarci che dobbiamo saper ascoltare il doppio di quanto parliamo». Esattamente il contrario di quanto sta avvenendo.
Sarà il risultato dei troppi stimoli, delle troppe sollecitazioni, del rumore in cui siamo immersi, della valanga di informazioni, ma il risultato è sotto gli occhi di tutti: viviamo in una società che soffre di un deficit di attenzione. Qualcuno ci parla e improvvisamente ci chiede: «Ma stai ascoltando cosa ti dico?». Ha ragione, ascoltavamo, apparentemente, con gli occhi, forse anche con le orecchie, ma il nostro cervello si rifiutava di processare le informazioni. Il simbolo dei nostri tempi sono gli auricolari, terminali tentacolari di cellulari o iPod, con i quali selezioniamo gli unici “rumori” che siamo disposti ad ascoltare. E in questa società “parlante” stiamo rapidamente perdendo la nostra capacità di ascoltare le persone e il mondo intorno a noi. Dobbiamo aspettarci che le generazioni future comunicheranno solo attraverso gli schermi dei computer e dei cellulari?
Forse no. Ma buone orecchie sono il segreto del successo in molte attività: dalla medicina al giornalismo, dagli affari alla legge. Una società che non sa più ascoltare rischia di prendere “lucciole per lanterne”.
05/11/2009 Il Corriere della Sera Magazine Pag. 28
ndr: sagge parole, fermiamoci, riflettiamo ed ascoltiamo … a volte anche il silenzio è bello ascoltarlo! :-)

ARTICOLI NO:
Se la vivacità non è patologia oggi Faletti al Palazzo Ducale
Il comico-scrittore-cantante: “Un racconto entusiasmante, ricco di umorismo e saggezza, nato da un desiderio di libertà e da un sogno”
LA CARICA dei 150.000. Oggi ultimo giorno della kermesse Lucca Comics & Games. La star è Giorgio Faletti che sarà presente alle 15.30 presso la Sala Incontri del Palazzo Ducale in occasione della presentazione del libro-fumetto Disturb? di cui lo stesso Faletti è co-autore con uno scritto inedito. Il volume è un libro da collezione realizzato dalla campagna culturale e sociale «Perché non accada» che si prefigge di modificare la dilagante ed erronea tendenza ad identificare arbitrariamente i comportamenti e le difficoltà umane come malattie e disturbi.
Questo a partire dall’Adhd (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) e dagli altri proclamati disturbi del comportamento infantile e adolescenziale, nonché i disturbi dell’apprendimento, come esempio evidente di tale degenerazione culturale. Come afferma il comico-scrittore-cantante-autore di canzoni Giorgio Faletti
Disturb? è un racconto entusiasmante, ricco di umorismo e saggezza, nato dal desiderio di libertà e da un sogno: dare un contributo autentico alla libertà del bambino in una società che troppo spesso tende a paralizzare e sottoporre a stretta osservazione i ragazzini trasformando la loro vivacità in una patologia da curare». All’incontro di oggi parteciperanno anche i co-autori del libro Massino Bonfatti detto Bonfa e Cesare Bonfagnio detto Buffo.
Sempre oggi, alle 16.30 sarà presente Iginio Straffi creatore de le Wink che disegnerà in diretta assieme ai bambini. (ro. inc.) Centro di Lucca info: www.luccacomicsandgames.com, dalle 10 alle 19
01/11/2009 La Repubblica Pag. 17
FIRENZE
Ndr: Esprimiamo stupore e viva preoccupazione di fronte a tali affermazioni. Come fa un movimento di opinioni, perché di soli opinioni si tratta, a prefiggersi “di modificare la dilagante ed erronea tendenza ad identificare arbitrariamente i comportamenti e le difficoltà umane come malattie e disturbi”, cioè dell’ADHD, senza un’adeguata verifica della loro evidenza scientifica???

«Non usate i bimbi per farne pazienti»
Nel mondo a diciassette milioni di bambini sono stati diagnosticati «disturbi mentali» per i quali vengono richiesti interventi di «specialisti» e trattamenti psico-farmacologici a base di stimolanti simili alla cocaina o di potenti antidepressivi, con quasi quattrocento morti correlate al trattamento. Ma la psichiatria non si è comunque fermata, ma al contrario, anche in Italia, progetti pilota psichiatrici proliferano ormai da alcuni anni nelle nostre scuole di ogni ordine e grado e sono proposti e approvati sotto mentite spoglie, con lo scopo di prevenire le difficoltà di apprendimento e/o comportamento e in nome della «tutela del benessere» del bambino. Così facendo creano nuovi «pazienti», ottenendo altri finanziamenti per i loro interventi. Gli insegnanti diventano sempre più segnalatori di bambini «con problemi» a psicologi e psichiatri vari. Le scuole si trasformano da luoghi d’istruzione a cliniche. E poi corsi di formazione e aggiornamento a insegnanti tenuti da psicologi e neuropsichiatri sul tema ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività), dislessia, bullismo, «Progetti salute», anche in collaborazione con case farmaceutiche. Queste ultime, attraverso dei questionari fatti compilare dai genitori, dagli insegnanti stessi attraverso la compilazione di liste con crocette o dagli studenti, prove di screening delle abilità sui bambini, l’osservazione degli alunni, anche durante l’attività didattica o mediante prove presentate agli alunni stessi sotto forma di gioco, hanno lo scopo di «localizzare malattie mentali» inesistenti, «etichettare i bambini come malati mentali» riconoscendoli anche «handicappati» o «diversamente abili». Non esiste infatti, nessuna prova scientifica che i «disturbi psichiatrici» siano malattie di origine biologica. Esistono invece prove certe che molti fattori di natura anche differente fra loro (problemi scolastici, didattici, problemi di relazione, problemi affettivi, circa 200 e forse più vere malattie fisiche e molto altro compresi casi di bambini geniali, molto intelligenti e creativi, nutrizione non ottimale, allergie, intolleranze alimentari…) possano portare un bambino ad avere un comportamento non ottimale. Perché gli «esperti» non utilizzano il denaro pubblico nella direzione anche dello studio di tutte queste possibili cause, invece di limitarsi a dare etichette e psicofarmaci a questi bambini?
MAURIZIO BRUNELLA, VOLONTARIO COMITATO DEI CITTADINI PER I DIRITTI UMANI ONLUS SEZIONE DI NOVARA
17/11/2009 La Stampa Pag. 60 NOVARA
Ndr: ma quando i movimenti ideologici la finiranno di spacciarsi per esperti in psichiatria? Ma quando la finiremo di dover sentire i soliti discorsi ideologici imboccate da lobby anti-psichiatriche?