Il COACHING PSICOLOGICO per gli adulti con ADHD

A cura di GCR – ADHD (Gruppo Clinico e di Ricerca sull’ADHD) dell’Università di Bologna.
https://psicologia.unibo.it/it/terza-missione/servizi-clinici/servizi-per-adulti/servizio-di-psicologia-clinica-e-psicoterapia-sistemico-relazionale

Il percorso di sostegno alle persone con ADHD è di tipo multimodale, come indicato dalle linee guida (NICE, 2018). Questo significa che non può limitarsi alla terapia farmacologica o alla psicoterapia. Alla luce della letteratura scientifica, infatti, risulta importante poter intraprendere un percorso specifico volto all’apprendimento di strategie pratiche per la gestione delle difficoltà e problematiche riportate: il coaching psicologico. Vista la varietà della sintomatologia dell’ADHD, l’aspetto centrale è la personalizzazione del percorso. Ad esempio, se dobbiamo comprare un paio di guanti, perché sceglierne uno che ci sta largo sulle dita o stretto attorno al polso? Lo stesso vale per il percorso di coaching psicologico: le strategie non vengono proposte in modo “standardizzato”, ma professionista e paziente ragionano insieme e stabiliscono quelle che meglio si possono adattare alle esigenze del paziente, proprio come un paio di guanti. Questo è un lavoro che richiede continua cooperazione tra lo psicologo, che studia e si forma su strategie di comprovata efficacia, e la persona con ADHD, che si conosce e sa cosa meglio può funzionare per sé.

Che cos’è il Coaching per l’ADHD?

Il coaching per l’ADHD è un intervento psicologico altamente individualizzato, in cui lo psicologo aiuta la persona a trovare le proprie strategie per portare a termine compiti e obiettivi. Si basa su tecniche cognitivo-comportamentali (CBT), focalizzate sul momento presente. Questo tipo di intervento riconosce le basi biologiche del disturbo e comprende un’ampia gamma di tecniche che aiutano la persona nella gestione della vita quotidiana domestica, scolastica, professionale, emotiva e interpersonale.

Il coaching aiuta a prendere consapevolezza delle proprie caratteristiche e ad acquisire/consolidare una propria autonomia e gestione delle sfide quotidiane: è come avere un “personal trainer” dell’ADHD. Si tratta di un percorso di empowerment (potenziamento, emancipazione, responsabilizzazione), nel quale psicologo e paziente collaborano nell’elaborare strategie e strumenti volti a potenziare le risorse del paziente. In tal modo la persona è attiva e responsabile nella costruzione del proprio benessere. Nello specifico, il lavoro è finalizzato a potenziare e migliorare le funzioni esecutive, adeguando l’ambiente che circonda la persona alle sue capacità. Solitamente, in base ai punti di forza e di fragilità della persona, si lavora su memoria, attenzione, concentrazione, gestione del tempo e dello spazio, pianificazione, motivazione, presa di decisione/problem solving e tendenza alla procrastinazione (Katzman et al., 2017; Faraone et al., 2021).

Oltre al focus sulle funzioni esecutive, il percorso di coaching favorisce anche la regolazione emotiva (soprattutto della rabbia), il controllo dell’impulsività, le abilità sociali (stili comunicativi e relazionali) e l’apprendimento (strategie efficaci per lo studio o il lavoro). Per quanto riguarda la gestione emotiva, si cerca di identificare un’emozione, capire da che situazione proviene, darle un nome, differenziarla, articolarla e poi esprimerla adeguatamente e pienamente. Possono essere integrate anche altre tecniche, quali il rilassamento muscolare progressivo di Jacobson (1987) e la mindfulness (Zylowska, 2012), al fine di regolare l’iperattività, l’impulsività e l’intensa emotività.

Nella pratica cosa significa lavorare sulle funzioni esecutive?

Hai difficoltà nell’organizzare una routine, arrivi spesso in ritardo, perdi sempre le chiavi di casa, non riesci a non distrarti quando sei alla tua scrivania o quando qualcuno ti parla? Queste sono solo alcune delle problematiche lamentate dalle persone con ADHD. Prendiamo un esempio semplice come dimenticare o non trovare le chiavi di casa quando si esce. Il lavoro sulle funzioni esecutive consiste primariamente nel comprendere cosa queste siano e quali meccanismi neurobiologici stiano alla loro base. Nel nostro esempio si parla di memoria, ma quale? Ne esistono di tanti tipi… In questo caso parliamo di memoria di lavoro, una funzione cognitiva strettamente interconnessa con l’attenzione. Nel cervello ADHD, essendo l’attenzione disregolata, vi è anche una maggiore difficoltà nel trattenere in memoria determinate informazioni mentre si sta svolgendo un compito. Ad esempio, come si fa a ricordarsi dove sono state messe le chiavi se in quel momento si stava pensando alla spesa da fare o all’imminente chiamata di un amico o del capo? La persona ha spesso la sensazione che le informazioni si cancellino dalla memoria prima ancora di poterle utilizzare. Ciò sembra essere correlato a livelli disregolati di alcuni neurotrasmettitori, fra cui la dopamina, nella corteccia prefrontale, sede delle più elevate funzioni cognitive.

In un primo momento, dunque, si mette a fuoco una specifica difficoltà che il paziente ritiene prioritaria. In un secondo momento si stabiliscono le strategie più efficaci per potenziare quelle funzioni esecutive, insieme allo psicologo, partendo sempre dalle strategie che, negli anni, il paziente ha già escogitato o provato autonomamente.

Tornando al nostro esempio, i pazienti mostrano spesso soddisfazione per la strategia della scatola. Questa consiste nel prendere una vecchia scatola, come quella dei biscotti della nonna, riempirla con tutte le cose necessarie per uscire (telefono, portafogli, chiavi, fazzoletti e, di questi tempi, la mascherina) e riporla sulla mensola o un mobiletto vicino alla porta d’uscita. Una volta rientrati in casa, quegli stessi oggetti andranno riposti nella scatola: quello sarà da lì in poi il loro posto.

Nel terzo momento si valutano insieme i risultati ottenuti utilizzando nella pratica la strategia stabilità, le eventuali barriere, i possibili miglioramenti e le modalità per consolidare le strategie che si sono mostrate efficaci.

Come si organizza il percorso di Coaching?

In accordo con le linee guida internazionali (NICE, 2018), il percorso di coaching si avvale di diverse fasi, a partire dalla comprensione dei bisogni e delle priorità della singola persona, fino alla co-costruzione di un percorso individualizzato, nel rispetto delle strategie utili già autonomamente sviluppate dai pazienti.

Il percorso può essere a cadenza settimanale o bi-settimanale, in presenza oppure online, e si basa su un lavoro di apprendimento attivo, con compiti a casa e discussione e rinforzo dopo ogni risultato raggiunto.


Bibliografia

  • Faraone S. V. et al. (2021). The World Federation of ADHD International Consensus Statement: 208 Evidence-based Conclusions about the Disorder. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 128, pp. 789-818.
  • Jacobson, E. (1987). Progressive relaxation. The American Journal of Psychology, 100(3/4), pp. 522-37.
  • Katzman, M. A., Bilkey, T. S., Chokka, P. R., Fallu, A., & Klassen, L. J. (2017). Adult ADHD and comorbid disorders: clinical implications of a dimensional approach. BMC Psychiatry, 17(1), pp. 1-15.
  • National Guideline Centre, UK (2018). Evidence review(s) for efficacy of non-pharmacological treatment and the impact of adverse events associated with non-pharmacological treatments of ADHD: Attention deficit hyperactivity disorder: diagnosis and management. National Institute for Health and Care Excellence (NICE), London, UK.
  • Zylowska, L. (2012). The mindfulness prescription for adult ADHD: An 8-step program for strengthening attention, managing emotions, and achieving your goals. Shambhala Publications, Boston, MA.