- Versione
- Download 4
- Dimensioni file 426.21 KB
- Conteggio file 1
- Data di creazione 13 Marzo 2026
- Ultimo aggiornamento 13 Marzo 2026
Caratteristiche dell’ADHD in un campione di studenti universitari
Relatrice: Maria Laura Mignone, marialaura.mignone@gmail.com
Psichiatra, Psicoterapeuta, Direttore SPDC di Nocera Inferiore ASL Salerno, Responsabile del Centro ADHD in età adulta Salerno.
Presso il Centro ADHD afferente all’SPDC dell’Ospedale “Umberto I” di Nocera Inferiore - ASL Salerno è seguito un campione di 35 pazienti adulti con diagnosi di Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD), condizione neurodivergente caratterizzata da un differente funzionamento dei processi attentivi, esecutivi e autoregolativi. Il campione è composto da 25 soggetti di sesso maschile e 10 di sesso femminile, con età media pari a 25,5 anni (range 18–53 anni). La fascia prevalente (18–35 anni, 87%) include principalmente studenti universitari e giovani lavoratori, delineando un gruppo relativamente omogeneo per caratteristiche evolutive e contesto di vita. Dall’indagine clinica emerge che i sintomi nucleari del disturbo come disattenzione, difficoltà di concentrazione e irrequietezza interna risultano presenti sin dall’infanzia, ma spesso non riconosciuti precocemente, in quanto compensati da buone capacità cognitive e da un contesto familiare medio-alto, stabile e supportivo. Durante l’adolescenza e la prima età adulta, molti pazienti hanno sviluppato strategie di coping come la pratica regolare di attività fisica o il consumo di caffeina e sostanze stimolanti, nel tentativo di modulare l’attivazione attentiva. Sul piano farmacologico, 29 pazienti (82,8%) sono in trattamento con metilfenidato (Medikinet), 2 pazienti (5,7%) con bupropione (Wellbutrin) e 2 pazienti (5,7%) in polifarmacoterapia. Il metilfenidato si conferma il farmaco maggiormente utilizzato, con buona aderenza terapeutica e benefici clinici significativi sul piano attentivo, organizzativo e motivazionale. L’analisi di questo campione evidenzia come l’ADHD, interpretato nell’ottica della neurodivergenza, possa manifestarsi anche in forme sottosoglia ma clinicamente rilevanti, incidendo sul funzionamento accademico, lavorativo ed emotivo. Necessaria una ricognizione precoce di tali profili, promuovendo percorsi diagnostici e psicoeducativi fondati su una comprensione neuropsicologica del disturbo, al fine di trasformare la diagnosi in un’opportunità evolutiva e adattativa. Accanto alla terapia farmacologica, risultano utili interventi psicoterapeutici e psicoeducativi finalizzati a potenziare le strategie di autoregolazione, le abilità organizzative e la consapevolezza dei propri pattern attentivi ed emotivi. Anche la mindfulness, se inserita in un percorso integrato e strutturato, può contribuire al miglioramento della regolazione emotiva e alla riduzione dell’impulsività, favorendo un migliore equilibrio complessivo del funzionamento.
“Riconoscere l’ADHD: trasformare una sfida in opportunità”
Napoli, 22 novembre 2025.
Visualizza l'intervento sul canale YouTube:
https://youtu.be/P5GaKXUn1xc