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  • Data di creazione 8 Aprile 2026
  • Ultimo aggiornamento 8 Aprile 2026

ADHD e disturbo da uso di sostanza: clinica e approccio terapeutico


Relatore: Angelo Giovanni Icro Maremmani, angelogiovanniicro.maremmani@unicamillus.org
Psichiatra, Professore Associato di Psichiatria presso Uni-Camillus Roma,
Presidente della Sezione Italiana della World Association on Dual Disorders (WADD-Italia).

Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) è altamente prevalente tra i soggetti con disturbo da uso di sostanze (DUS), con una frequenza stimata intorno a un caso su cinque nei servizi per le dipendenze. L’ADHD rappresenta non solo un fattore di vulnerabilità per l’incontro con le sostanze, ma anche un amplificatore di gravità clinica, impulsività, disregolazione emotiva e difficoltà di ritenzione nei percorsi terapeutici. Le evidenze neurobiologiche indicano una disfunzione dopaminergica di base nell’ADHD, caratterizzata da alterazioni della disponibilità dei trasportatori della dopamina (DAT), che può contribuire alla selezione di specifiche sostanze in un’ottica coerente con l’ipotesi dell’automedicazione. In particolare, nei pazienti con ADHD e uso di cocaina, il consumo può assumere il significato di “relief craving”, ovvero di tentativo di compensazione di sintomi disforici e di disattenzione. Alla luce di questi dati, il trattamento farmacologico dell’ADHD in presenza di DUS è stato a lungo oggetto di dibattito. Le evidenze disponibili indicano che i farmaci stimolanti, se prescritti in modo appropriato e preferibilmente in formulazioni a rilascio prolungato, non aumentano il rischio di sviluppare un disturbo da uso di sostanze e, nei pazienti con comorbilità già presente, possono ridurre la gravità dei sintomi ADHD e migliorare la ritenzione in trattamento. Nei soggetti con disturbo da uso di oppioidi, la stabilizzazione preliminare con agonisti oppioidi a dosaggi adeguati e “bloccanti” rappresenta un passaggio fondamentale. Solo successivamente può essere considerata l’introduzione di metilfenidato, in un’ottica integrata e con attento monitoraggio clinico. L’associazione tra terapia agonista oppioide e stimolanti si è dimostrata generalmente ben tollerata e potenzialmente efficace nel migliorare sia la sintomatologia ADHD sia alcuni esiti legati all’uso di sostanze. Questi elementi sottolineano la necessità di modelli di cura integrati tra psichiatria e servizi per le dipendenze, superando le attuali barriere prescrittive e promuovendo una valutazione attiva dell’ADHD nei pazienti con DUS. Il timing dell’intervento, l’adeguatezza del dosaggio e la personalizzazione della strategia terapeutica rappresentano variabili centrali per migliorare l’outcome clinico nei pazienti con disturbo duale.

 


ADHD nel bambino e nell’adulto: consapevolezza e interventi multimodali” è il convegno organizzato da AIFA APS, Associazione Italiana Famiglie ADHD, in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze.

Firenze, 21 febbraio 2026

Visualizza l'intervento sul canale YouTube:
https://youtu.be/wGDpUUHIoAQ